Contributi pubblici: le regole per la pubblicazione online

Pubblicato il 30/01/19 in Amministrazione e fisco, Evidenza

Il termine per pubblicare i contributi pubblici ricevuti scadrà il 28 febbraio prossimo. Vediamo insieme cosa esattamente deve essere pubblicato, quali enti sono tenuti a farlo e come.

L’obbligo di pubblicazione online dei contributi pubblici ricevuti e di altre informazioni deriva dall’art.1 commi 125-129 della  L.124/2017.

Ne avevamo scritto l’anno scorso, riassumendo tutti gli adempimenti in tema di trasparenza e pubblicità ai quali sono tenuti gli enti non profit (per riprendere il filo del discorso può essere utile rileggere  quell’articolo).

Ora la  circolare n.2/2019  del Ministero del Lavoro ha fornito i chiarimenti affinché gli enti non profit possano ottemperare a tale obbligo in maniera corretta.

Ma ahinoi restano ancora dei dubbi e perplessità (leggi le conclusioni in fondo).

 

Quali enti devono pubblicare i contributi pubblici?

Sono tenuti all’obbligo di trasparenza e pubblicità i seguenti soggetti:

  • imprese (comprese le imprese sociali, le società di capitali e le cooperative sportive dilettantistiche);
  • associazioni;
  • fondazioni;
  • ONLUS.

Le imprese possono assolvere all’obbligo inserendo le informazioni nella nota integrativa al bilancio di esercizio.

Le associazioni invece dovranno pubblicare le informazioni sui propri siti o portali digitali.

Resta in dubbio se le associazioni che non sono Enti del Terzo Settore debbano aderire o meno (leggi le nostre conclusioni in fondo).

 

Quali contributi pubblici bisogna pubblicare?

Vanno pubblicati “le sovvenzioni, i contributi, gli incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici di qualunque genere” ricevuti dalla Pubblica Amministrazione o da altri soggetti pubblici nell’anno 2018, se complessivamente maggiori di 10.000 euro.

In base a quanto scritto nella circolare del Ministero del Lavoro, i contributi pubblici da pubblicare devono essere quelli:

  • senza vincoli di corrispettivo;
  • a fronte dello svolgimento di attività o servizi.

La pubblicazione online di tali contributi prescinde dal fatto che siano assoggettati a rendicontazione nei confronti dell’amministrazione erogante.

Questo perché l’obiettivo della norma è informare la collettività sul sostegno pubblico che i vari soggetti (non profit, ma anche profit) ricevono, direttamente o indirettamente.

Proprio per questo motivo la circolare precisa che vanno pubblicati anche:

  • eventuali contributi ricevuti dal 5×1000;
  • eventuali “vantaggi economici” non monetari.

Un “vantaggio economico” non monetario potrebbe essere ad esempio l’utilizzo di un immobile di proprietà pubblica in comodato o in concessione. In questo caso il vantaggio economico può essere quantificato  in diversi modi.

Nel dettaglio per ciascuna sovvenzione bisogna pubblicare:

  • denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente;
  • denominazione del soggetto erogante;
  • somma incassata per ogni singolo rapporto giuridico sottostante;
  • data di incasso;
  • causale (festival X, convenzione Y, progetto Z, 5×1000, ecc.).

Attenzione: l’obbligo di pubblicazione parte quest’anno e varrà per tutti gli anni a venire (salvo future modifiche normative). Quindi è bene segnarlo tra le scadenze importanti.

 

Dove bisogna pubblicare?

Gli enti non profit possono provvedere pubblicando i dati richiesti:

  • sul proprio sito internet;
  • sulla propria pagina Facebook (se sprovvisti di sito);
  • sul sito della  rete associativa  di appartenenza.

 

Controlli e sanzioni

Le amministrazioni preposte alla verifica del corretto adempimento all’obbligo di pubblicazione online dei contributi pubblici sono le stesse che hanno elargito i fondi ed i benefici oggetto della pubblicazione.

In caso di mancato rispetto dell’obbligo, la L.124/2017 prevedeva la restituzione del contributo ricevuto.

Poi però il Consiglio di Stato, con un  proprio parere,  ha sancito che la restituzione è applicabile solo alle imprese.

Di conseguenza, ad oggi, sembrerebbe che non ci siano sanzioni in capo agli ETS e alle associazioni in genere.

 

In conclusione

Quando venne approvata la legge L.124/2017 scrivemmo che gli enti del Terzo Settore avrebbero dovuto cominciare ad abituarsi sia a valutare l’impatto delle attività realizzate che a comunicarle (con il racconto e con i numeri).

Quindi ben venga la circolare del Ministero del Lavoro per adempiere correttamente agli obblighi di trasparenza e pubblicità.

Ma ahinoi restano ancora dei dubbi e delle perplessità.

Un dubbio

Il Ministero ha dichiarato che i destinatari della sua circolare sono gli Enti del Terzo Settore (ETS).

Quindi come devono comportarsi le associazioni che non possono/vogliono essere ETS, come ad esempio le associazioni sportive?

Visti i principi che sottendono la legge sulla trasparenza e pubblicità, noi consigliamo comunque a tutti gli enti non profit di attenersi a tale legge.

Una perplessità

Una perplessità invece deriva dall’obbligo di pubblicare anche i fondi del 5×1000 perché non sono contributi pubblici (sancito con molta chiarezza dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.202/2017).

Inoltre gli enti beneficiari dei fondi 5×1000 sono già tenuti a pubblicare annualmente i rendiconti relativi all’utilizzo dei fondi percepiti, in base al  D.Lgs. 111/2017.

Per di più l’Agenzia delle Entrate da sempre provvede alla pubblicazione degli elenchi dei beneficiari, degli importi assegnati e dei soggetti ai quali i fondi sono stati assegnati ma non erogati.

Allora che senso ha ripubblicare per l’ennesima volta ciò che è già stato pubblicato non una, ma due volte? Più che trasparenza ci sembra inutile burocrazia.

Vuoi maggiori informazioni su questo argomento? Vuoi sottoporci un caso specifico?  Scrivici.

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