Identikit del volontario dopo la riforma del Terzo Settore

Pubblicato il 06/09/17 in Volontari e personale

La  riforma del Terzo Settore  ha modificato molte cose, anche nella definizione di volontario e nella sua gestione.

Vediamo insieme le novità, le opportunità e i rischi connessi.

Alla fine dell’articolo ho tirato le somme con le mie valutazioni in merito (dopo oltre 15 anni di lavoro dentro e accanto agli enti non profit una certa idea di come funzionano me la sono fatta).

 

Chi è il volontario

Fino ad oggi abbiamo pensato al volontario come ad una persona che condivide gli scopi statutari dell’associazione “X” e presta la sua opera per aiutarla nella realizzazione degli stessi.

Quindi nel nostro immaginario il volontario è il “braccio” con il quale l’organizzazione non profit realizza i propri fini, connessi alla soddisfazione di un bisogno della comunità.

La riforma ha cambiato la prospettiva di questo schema, rendendo primario il legame tra il volontario e la comunità, che si realizza tramite l’Ente di Terzo Settore (ETS).

Gli articoli dal 17 al 19 del  Decreto legislativo n.117 del 03/07/2017  trattano proprio di questo argomento.

In base al decreto il volontario è: “…una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà.”.

 

Chi non è considerato volontario

Non è considerato volontario:

  • chi ha un rapporto di lavoro subordinato o autonomo o eventuali altri rapporti di lavoro retribuito con l’ente di cui è socio/associato o tramite il quale svolge la sua attività volontaria;
  • il socio/associato che occasionalmente collabora e supporta gli organi sociali per lo svolgimento delle loro funzioni;
  • gli operatori del servizio civile universale (che hanno una normativa a sé stante);
  • il personale impiegato all’estero a titolo volontario nelle attività di cooperazione internazionale allo sviluppo;
  • gli operatori che prestano le attività di cui alla  legge 21 marzo 2001, n. 74.

 

Le novità sulla gestione dei volontari

Il decreto ribadisce che l’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo, nemmeno dal beneficiario.

Ma apporta novità importanti nell’ambito dei rimborsi spese. Da un lato conferma:

  • la possibilità di rimborsare al volontario “le spese effettivamente sostenute e documentate” durante la sua attività (cioè con documenti di supporto);
  • il divieto di effettuare rimborsi spese forfetari (cioè senza documenti di supporto).

Poi però apre la possibilità agli Enti del Terzo Settore di rimborsare le spese non documentate, dietro presentazione di una autocertificazione da parte del volontario, purché non superino l’importo di € 10,00 giornalieri e € 150,00 mensili.

Per fare questo è necessario che:

  • i rimborsi siano previsti dallo statuto dell’ente;
  • l’organo sociale competente deliberi sulle tipologie di spese e le attività di volontariato per le quali è ammessa questa modalità di rimborso.

Modifica non da poco, che potrebbe essere utile a moltissime associazioni, ma che potrebbe esporle a contestazioni degli organi accertatori difficili da gestire (leggi le mie conclusioni in fondo all’articolo).

Infine, il  decreto  allarga a tutti gli ETS alcuni obblighi che fino ad oggi erano previsti solo per le Organizzazioni di Volontariato e le ONLUS, ossia:

  • la tenuta di un registro dove devono essere iscritti tutti i volontari che svolgono la loro opera in modo non occasionale;
  • l’assicurazione dei volontari su infortuni, malattie connesse e responsabilità civile verso terzi.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed il Ministero dello Sviluppo Economico dovranno emanare un atto contenente i meccanismi assicurativi semplificati per effettuare l’assicurazione ai volontari e dovranno definire quali organi eseguiranno i controlli.

 

La promozione del volontariato

Il decreto afferma l’obbligo per le Amministrazioni pubbliche di promuovere la cultura del volontariato attraverso:

  • attività scolastiche ed extra scolastiche da svolgere nelle scuole e nelle università, anche in collaborazione con gli Enti del Terzo Settore;
  • crediti formativi da riconoscere ai volontari;
  • riconoscimento delle competenze acquisite dai volontari.

 

In conclusione

In sé il decreto contiene luci e ombre, entrambe con effetti consistenti.

Mi soffermo sulla questione dei rimborsi spese non documentati perché la ritengo molto delicata e facilmente oppugnabile.

Da un lato la possibilità di rimborsare piccole spese senza documenti giustificativi semplificherà il lavoro delle associazioni che gestiscono grandi volumi di rimborsi spese.

Però mi chiedo: valeva la pena aprire una breccia nel principio di gratuità prestando così il fianco a facili contestazioni sul lavoro nero mascherato? Sinceramente io penso di no.

I consigli che posso dare ai dirigenti degli enti non profit per evitare al massimo contestazioni e verbali di accertamento sono:

  • non utilizzate questa possibilità a cuor leggero, bensì valutate attentamente i vostri documenti statutari, le deliberazioni assembleari e le ripercussioni su tutte le vostre attività;
  • mettete in atto le procedure di condivisione e trasparenza delle decisioni previste dal vostro statuto, come forma di auto tutela.

Ogni caso andrà valutato a sé, in base alle attività svolte, all’organizzazione dell’ente, all’entità e quantità dei rimborsi e a molti altri fattori (se hai dubbi  scrivici  per chiederci un parere).

Ultimo aspetto che è importante chiarire: tutte le modifiche che ho esposto sopra, avranno valore solo per gli Enti del Terzo Settore che si iscriveranno al Registro unico del Terzo Settore (non ancora attivo).

Quindi per esempio non varranno per:

  • le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD);
  • le associazioni che non sono attualmente iscritte a registri locali/nazionale e che non si iscriveranno al Registro unico (quando ci sarà).

Cosa succederà a queste ultime? Al momento è difficile dirlo, perché quasi tutte le norme di settore che utilizziamo ora verranno gradualmente abrogate.

Germana Pietrani Sgalla

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