Il mondo delle cooperative – 2° parte

Nella  prima parte di questo articolo,  Alessandro Savino,  consulente aziendale esperto in cooperative e collaboratore di tornaconto&c., ha spiegato cosa sono le cooperative e quanti tipi di cooperative esistono.

In questa seconda e ultima parte ci illustrerà:

  • i vincoli e le agevolazioni delle cooperative;
  • il loro ruolo nello sviluppo del Paese;
  • come cambieranno in seguito alla riforma del Terzo Settore.

Alla fine Alessandro ci esporrà anche le sue riflessioni sul futuro delle cooperative.


 

I vincoli e le agevolazioni delle cooperative

Tra i vincoli, l’art.2514  del  Codice civile  fissa i paletti all’autonomia sociale volti a favorire e delineare la cultura cooperativa:

  • il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;
  • il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti rispetto al limite massimo previsto per i dividendi;
  • il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori;
  • l’obbligo di devoluzione, in caso di scioglimento della società, dell’intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale sociale e i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

Mentre tra le agevolazioni riconosciute alle cooperative troviamo:

  • l’ingresso e l’uscita di soci in maniera molto agevole (le cooperative sono società a capitale variabile);
  • le agevolazioni fiscali in termini di detassazione degli utili;
  • l’obbligo di revisione, che ne garantisce trasparenza e legalità.

 

Le cooperative sono strategiche per lo sviluppo

Favorire lo sviluppo cooperativo significa favorire la creazione di ambienti di lavoro assai positivi, dove ciascuno è valorizzato e sa che il proprio sforzo contribuisce a costruire un sistema esemplare.

Un sistema dove ciascuno conta uno, dove l’amministratore è al pari dell’operaio che compie il lavoro più umile.

Questa è la logica cooperativa del co-operare, del contribuire insieme ad un’opera.

Purtroppo questa cultura fa molto fatica a permeare il nostro ambiente in quanto vige una sorta di “egoismo di fondo” dove ciascuno tende a mantenere per se stesso le proprie ricchezze.

Il mondo cooperativo vuole scardinare questo modus operandi e ridare dignità sia al lavoro che all’imprenditoria.

Esempio classico di questo principio sono le Workers buy out (cioè aziende sull’orlo del fallimento), dove gli stessi lavoratori, aiutati da fondi appositamente stanziati da enti specifici, hanno rilevato l’azienda attraverso la costituzione di una cooperativa e l’hanno rimessa in sesto contribuendo con propri mezzi e risorse.

 

Le cooperative e la riforma del Terzo Settore

Una postilla da apporre è proprio il contesto normativo delle cooperative, con l’evoluzione di un numero assai elevato di riforme e spazi interpretativi di difficile soluzione si sono sviluppate criticità e punti d’incertezza.

Molto del mio lavoro spesso è impegnato nell’esercizio di tutela o consulenza rispetto a ispezioni ministeriali su interpretazioni normative in sede di revisione o accesso.

Tale aspetto, sebbene apporti un vantaggio al mio lavoro, determina grande incertezza e timore verso questo settore con notevoli ripercussioni nel contesto culturale.

L’art.4 del  D.Lgs 117/2017  dispone che le cooperative sociali sono Enti del Terzo Settore e – sebbene possiedano una loro legge ad hoc – hanno subito alcune modifiche.

In particolare sono state ampliate le loro attività di intervento in riferimento all’art.2 c.1  D.Lgs 112/2017  e sono state inserite di diritto nel mondo delle imprese sociali (art 46 D.Lgs 117/2017 e art. 1 c. 4 112/2017).

Sebbene il processo non sia ancora terminato, risulta evidente una particolare cura e attenzione da parte del legislatore a favorire lo sviluppo di tali strumenti garantendone adeguata supervisione.

Oggi più che mai il Terzo Settore e le cooperative hanno necessità di consulenti preparati, formati e competenti.

Consulenti in grado di indirizzare l’impresa verso lo scopo per cui è stata pensata: costruire e far coesistere l’utile economico e l’utilità sociale.

Proprio per questo motivo lo scopo cooperativo deve trovare realizzazione e non contrasto con la logica di mercato, così come il socio lavoratore deve trovare la giusta quadra tra egoismo individuale e solidarietà sociale.

Solo in questo modo potrà essere prodotta una via alternativa all’impresa “fordista” che punta al mero profitto o quelle logiche assistenzialistiche che hanno prodotto la malsana idea di uno Stato erogatore di sevizi, a prescindere delle condizioni e capacità.

 

In conclusione

Negli ultimi anni il mondo cooperativo è stato sporcato sia da luoghi comuni che da truffatori.

È quindi fondamentale mantenere un alto livello di trasparenza e controllo per evitare speculatori o cattiva propaganda.

In realtà il mondo delle cooperative è pieno di ambienti sani che ogni giorno contribuiscono alla promozione della dignità umana nel lavoro e nella società.

Come lo fanno? Attraverso la cultura del bene comune e del valore sociale che esso porta con sé.

Lo dico da cittadino appassionato della materia e da consulente che lavora da anni in questo settore. Su questo punto lasciatemi fare una piccola riflessione.

Essere consulenti oggi non è facile: internet ha reso tutto disponibile (ma non facilmente comprensibile) e noi italiani siamo spesso reticenti alla cultura della consulenza.

Ma non per questo si deve abbandonare tutto. Forse è questo il momento migliore per emergere e far vedere che è possibile lavorare bene, è possibile collaborare e fare impresa, è possibile cooperare…

Alessandro Savino

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Foto: by John Doyle on Unsplash