Lavoro e no profit: la gestione del bar sociale

La gestione del bar sociale è sempre un aspetto molto delicato nell’organizzazione di un ente non profit.

Per questo sarà uno degli argomenti che approfondiremo durante il  seminario sul Jobs Act e il no profit  di sabato prossimo (puoi iscriverti qui).

La riforma del  Jobs Act  ha cancellato una tipologia contrattuale molto utilizzata dalle organizzazioni non profit, cioè quella dell’associazione in partecipazione con apporto di solo lavoro.

Dal 1 gennaio2016 non sarà più possibile stipulare contratti di questo tipo né rinnovare quelli già esistenti, che si estingueranno alla loro naturale scadenza.

La disposizione normativa ha creato molta preoccupazione nelle associazioni che fino a ieri utilizzavano questo contratto di lavoro per i soci che collaboravano per la gestione del bar sociale, cioè del  punto somministrazione alimenti e bevande  all’interno del circolo.

 

La gestione esterna del bar

Per risolvere il problema alcuni enti stanno pensando di dare in gestione esterna il servizio bar e molte associazioni mi hanno chiesto informazioni su questo punto.

L’argomento è molto vasto, prevede regole e implicazioni fiscali diverse in base alla tipologia associativa, per questo lo approfondiremo durante il seminario gratuito.

Intanto posso dire che in linea di massima la gestione del bar sociale può essere affidata ad un gestore esterno, purché:

  • il gestore esterno sia socio dell’ente e possessore di una sua partita IVA;
  • l’esercizio di somministrazione rimanga inserito nella struttura associativa, dunque senza accesso sulla pubblica via;
  • non ci siano pubblicità esterne ai locali che esplicitino la presenza di un bar;
  • il servizio bar resti funzionale all’attività dell’associazione quanto ad orari di apertura e a destinatari, che devono rimanere esclusivamente gli associati.

Dovrà essere sottoscritto un contratto da entrambe le parti dove tutti questi aspetti dovranno essere dettagliati.

Il documento inoltre dovrà contenere gli accordi economici tra le parti, le regole di comportamento ed i parametri di controllo per il gruppo dirigente dell’associazione.

Dal punto di vista fiscale è bene sapere che i rapporti economici tra l’associazione ed il gestore rientrano nel novero delle attività commerciali.

Quindi l’associazione dovrà aprire la partita IVA e tenere una contabilità separata (a questo proposito leggi il nostro approfondimento sul  rendiconto annuale).

Ma chi risponde di fronte agli organi competenti se dentro il locale bar vengono trovate persone non socie?

E nel caso di concorrenza sleale in sfavore degli esercenti commerciali limitrofi?

Ci sono limitazioni per il trasferimento della licenza non commerciale dell’associazione nazionale?

Durante il nostro seminario gratuito risponderemo a queste e molte altre domande.  Iscriviti!

Germana Pietrani Sgalla

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