Quale futuro per le associazioni culturali dopo la riforma?

Pubblicato il 09/05/18 in Riforma Terzo Settore, Vita associativa

Che fine faranno le associazioni culturali che non sono iscritte ad alcun registro, quando sarà operativo il  Registro Unico del Terzo Settore  (RUNTS)?

Ad alcuni sembrerà strano, ma esistono moltissime associazioni culturali che non aderiscono ad alcun ente nazionale o che, per motivi diversi, non sono iscritte ad alcun registro.

Giusto per fare degli esempi:

  • bande musicali;
  • corali;
  • compagnie di teatro amatoriale;
  • pro loco;
  • ex associazioni sportive dilettantistiche che svolgono attività non più riconosciute dal CONI.

Quali scelte avranno quando il Registro Unico sarà operativo? Dovranno iscriversi per forza? Come dovranno gestire i compensi?

Facciamo il punto sulle informazioni che abbiamo ad oggi.

 

L’iscrizione al RUNTS

Il  Codice del Terzo Settore  prevede che gli enti attualmente iscritti nei registri nazionali o locali (ad esempio quelli delle APS o delle OdV) saranno iscritti automaticamente al RUNTS.

Ovviamente questo automatismo non è attuabile per le associazioni culturali che non sono iscritte ad alcun registro.

Quindi le associazioni culturali, se vorranno iscriversi e diventare così un Ente del Terzo Settore (ETS), dovranno:

  • verificare se hanno le carte in regola per chiedere l’iscrizione;
  • richiedere l’iscrizione autonomamente.

In base alla tipologia delle attività istituzionali svolte potranno rientrare in una delle seguenti sezioni del Registro Unico:

  • organizzazioni di volontariato;
  • associazioni di promozione sociale;
  • enti filantropici;
  • imprese sociali e cooperative sociali;
  • reti associative;
  • società di mutuo soccorso;
  • altri entri del terzo settore.

La domanda che sorge spontanea e che mi rivolgono in continuazione è: “Ci conviene iscriverci al RUNTS?”.

La risposta non è semplice poiché ogni associazione deve fare delle valutazioni in base alla tipologia di attività svolta, alla struttura organizzativa che si è data e alle novità dettate dalla riforma del Terzo Settore, in particolare per quanto riguarda la parte fiscale.

Va detto però che in alcuni casi l’iscrizione è praticamente  obbligatoria.

Fare questo lavoro di analisi e scegliere la strada giusta non sarà semplice per tutte le associazioni. Serve conoscere bene le regole, le opportunità e le alternative che le varie normative mettono a disposizione.

Noi naturalmente possiamo dare una mano, con il nostro servizio di consulenza personalizzato: raccontaci la tua associazione  e le attività che svolge.

 

Dal punto di vista fiscale: cosa cambia?

Oggi le associazioni culturali possono godere della de-commercializzazione dei corrispettivi specifici di cui  all’art.148 comma 3 del TUIR  e alla disciplina fiscale agevolata dettata dalla  L.398/1991.

Quando la Riforma sarà attuata, le associazioni culturali non potranno più beneficiare della L.398/1991.

Inoltre non potranno più fruire della de-commercializzazione delle “quote di frequenza” versate dai propri associati/tesserati (art.148 comma 3 TUIR).

Se decideranno di iscriversi al RUNTS potranno usufruire di un  regime fiscale forfettario  standard (art. 80 CTS) nonché di un regime forfettario ad hoc per le APS (art. 86 CTS).

C’è da dire però che entrambi questi nuovi regimi sono meno vantaggiosi rispetto all’attuale regime ex L.398/91.

Qualora un’associazione culturale non volesse iscriversi al RUNTS sarà comunque considerata un ente non profit e potrà continuare ad operare secondo le norme del Codice Civile.

In ambito fiscale potrà fare riferimento alla normativa generale in materia di imposte dirette e indirette modificata dal Codice del Terzo Settore.

Comunque è opportuno sottolineare che non essendo stato modificato  l’art.4 DPR 633/72  (Testo Unico IVA), l’associazione culturale potrà fruire della neutralità fiscale ai fini IVA dei corrispettivi specifici versati dai propri associati/tesserati, dagli associati di altre associazioni aderenti al medesimo ente di affiliazione per la partecipazione alle attività istituzionali.

In parole povere le associazioni che non si iscriveranno al RUNTS si troveranno in una situazione piuttosto complicata perché:

  • non potranno più utilizzare il cosiddetto regime IVA forfettario (L.398/1991);
  • i contributi aggiuntivi e le quote di frequenza versati dai propri associati/tesserati saranno soggetti a imposta (cioè saranno considerati proventi di attività commerciali), ma non saranno soggetti a IVA.

Situazione complicata appunto, che speriamo venga sanata dal legislatore in tempi brevi.

 

Il problema dei compensi

C’è una ulteriore questione che le associazioni culturali dovranno tenere presente quando valuteranno se iscriversi al RUNTS o meno.

Sappiamo che i cori, le bande musicali e le compagnie filodrammatiche possono riconoscere ai propri direttori artistici e ai tecnici dilettanti i compensi disciplinati  dall’art.67 comma 1 lettera m del TUIR.

La domanda del secolo è: perderanno questa agevolazione se si iscriveranno al RUNTS?

Tutto fa supporre di si, ma oggi non è possibile dare una risposta certa perché alcuni aspetti interpretativi sono ancora oscuri.

Per questo ci auguriamo che il legislatore fornisca quanto prima chiarimenti fondamentali per l’applicazione di tali adempimenti.

Intanto, per approfondire il tema della riforma del Terzo Settore ci sono i materiali che abbiamo pubblicato su questo sito. In particolare:

Germana Pietrani Sgalla

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