Riforma del terzo settore: il punto sui lavori

Pubblicato il 03/06/15 in Riforma Terzo Settore

Il testo di riforma del terzo settore è approdato al Senato in  Commissione Affari Costituzionali, dopo la sua approvazione alla Camera.

Il relatore del testo, Sen. Stefano Lepri, ha presentato una  relazione  lunga e dettagliata, nella quale ha proposto di apportare ulteriori modifiche e migliorie rispetto a quelle già definite durante il passaggio alla Camera.

Inoltre molti gruppi parlamentari hanno chiesto di riaprire le audizioni della società civile, nonostante siano già state ascoltate durante i lavori alla Camera. Questo induce a pensare che il passaggio al Senato sarà tutt’altro che formale e che i tempi di approvazione della riforma saranno più lunghi di quelli previsti dal Governo.

La relazione di Lepri è stata molto apprezzata dal  Forum del Terzo Settore, organismo che raggruppa le più grandi organizzazioni nazionali. Il Forum ha accolto favorevolmente le proposte di modifica presentate dal senatore, dichiarando che i temi da affrontare sono vari e complessi, quindi ben venga “l’accuratezza e l’approfondimento che la materia richiede”. Ma quali sono le principali modifiche richieste da Lepri?

La definizione di ente di terzo settore

Chiarire che la dizione “finalità solidaristiche e civiche” non deve essere intesa in senso ristretto, bensì deve tener conto che le “attività di utilità sociale” esistono in tutti i tipi di associazione (sportive, culturali, di protezione civile e di recupero ambientale).

Gli esclusi

Deve essere scritto chiaramente che sono esclusi dal terzo settore non solo “le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati e le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche” (già previsto), ma anche gli enti ad essi collegati, come le fondazioni legate a partiti o a loro esponenti.

Attività d’impresa

Chiarire che nulla vieta a fondazioni ed associazioni di effettuare attività stabile e prevalente d’impresa, anche in forme diverse dall’impresa sociale.

Personalità giuridica

Snellire la procedura attuale di riconoscimento della personalità giuridica delle fondazioni e delle associazioni assegnandone la competenza ai notai (abbiamo chiarito cos’è la personalità giuridica in questo  articolo).

Lavoro

Prevedere specifici contratti collettivi nazionali di lavoro per le numerose professionalità impiegate nel terzo settore, al fine di contrastare il lavoro nero e di tutelare il lavoro soprattutto a seguito di affidamenti pubblici (progetti, manifestazioni, ecc.)

Rimborsi spese

Definire il principio che il rimborso spese può essere erogato al socio/volontario solo se è documentato, bloccando in questo modo la prassi malsana del rimborso spese forfettario (soprattutto in riferimento alle associazioni di volontariato).

Riordino dei Centri di Servizio per il Volontariato

Prevedere un assetto democratico e delle regole di partecipazione analoghe a quelle degli enti di terzo settore.

Monitoraggio, verifiche e controlli

Il controllo e monitoraggio degli enti di terzo settore sarà in capo al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Il ”braccio operativo fiscale” naturalmente sarà l’Agenzia delle Entrate. Si vorrebbero affiancare i Centri Servizi per il Volontariato per gli enti al di sotto di determinate dimensioni (da definire modalità, incarichi, ecc.). Servono però risorse economiche per fare in modo che i principi ed i controlli previsti non restino solo sulla carta.

Impresa sociale

Prevedere norme più stringenti sulla distribuzione degli utili, con eventuale divieto di accesso a forme di premialità come il 5×1000.

Servizio civile universale

Modificare la dizione di servizio civile nazionale, aggiungendo che è finalizzato alla difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica.

Fondi

Oltre a quelli sollecitati per monitoraggio, verifiche e controlli, si propone di aumentare il budget per il finanziamento degli enti di terzo settore (in parte rotativi e in parte a fondo perduto). Inoltre si suggerisce un’ulteriore destinazione per la ristrutturazione di beni pubblici o confiscati e dati in gestione a soggetti di terzo settore.

In conclusione

Dice il proverbio: “la gattina frettolosa fa i gattini ciechi”, quindi ben venga un allungamento dei tempi e un approfondimento delle questioni.

D’altronde gli interessi in gioco sono molti: in primo luogo quelli legittimi del mondo del terzo settore che ha necessità di avere un testo unico di riferimento, delle norme chiare e uguali per tutti.

Altri interessi sono meno nobili, come quelli del mondo profit che intravvede la possibilità di intrufolarsi nel terzo settore attraverso le imprese sociali.

Numerosi parlamentari della legislatura attuale provengono dal mondo del terzo settore, quindi conoscono bene la materia di cui si sta parlando. Speriamo che non cedano a lusinghe o facili scappatoie e che producano una riforma seria e con norme chiare. Il terzo settore ne ha davvero bisogno per riorganizzarsi ed affrontare le sfide future.

I commenti sono chiusi