Storia della rinascita di una associazione

Pubblicato il 11/04/18 in Evidenza, Vita associativa

Quando il gruppo dirigente di una associazione non funziona e i soci se ne infischiano va tutto a rotoli.

La storia dell’associazione che sto per raccontarti ne è la prova. La buona notizia è che se ne può uscire, ma servono tre ingredienti fondamentali:

  • un nuovo gruppo dirigente con tanta buona volontà;
  • un corpo sociale che si rimbocchi le maniche e sia presente;
  • un consulente o un ente nazionale di riferimento che li aiuti e li guidi.

Ecco come li ho aiutati ad uscire dalla crisi e li ho accompagnati verso la rinascita della loro associazione.

 

I problemi sul tavolo

Quando l’associazione mi ha contattato i problemi erano talmente tanti che rischiavano la chiusura ogni giorno:

  • il consiglio direttivo si era sfaldato e il presidente aveva appena presentato le dimissioni;
  • la gestione era totalmente demandata al socio responsabile del bar sociale;
  • il tesseramento non era fatto con diligenza;
  • l’archivio cartaceo dei documenti contabili e amministrativi era tenuto in maniera disordinata;
  • la sede aveva bisogno di manutenzione urgente.

L’assemblea dei soci non veniva effettuata da diversi anni e il numero dei soci era andato progressivamente calando, perché le persone si sentivano sempre meno considerate.

Tutto ciò aveva generato insofferenza e marcato una distanza da parte di tutto il quartiere.

In più il socio responsabile del bar opponeva resistenza ai cambiamenti per non perdere la posizione di potere che aveva ottenuto.

 

Una situazione senza speranza?

A prima vista sembrava fosse così. In realtà le persone che mi hanno contattato erano determinate a recuperare quello spazio e riprendere molte attività sociali.

Ascoltandole parlare ho pensato che è sempre triste quando una associazione muore, perché con lei se ne va una parte della vita di molte persone e sparisce un presidio prezioso per la comunità.

Con questa riflessione in mente e la loro fermezza davanti agli occhi ho deciso di aiutarle.

 

Cosa è stato fatto

In poco più di un mese il gruppo di soci “volenterosi”, grazie anche al mio supporto, hanno:

  • convinto il presidente a rimandare le dimissioni di un mese (il tempo necessario a convocare l’assemblea dei soci per rinnovare tutto il consiglio direttivo);
  • ottenuto il mandato del presidente di occuparsi sia del tesseramento che dell’organizzazione dell’assemblea;
  • tesserato tutte le persone che frequentavano l’associazione e hanno cominciato a controllare rigorosamente gli accessi al bar e alle attività sociali;
  • contattato alcune persone che si erano allontanate per convincerle a tesserarsi nuovamente;
  • ridimensionato i compiti del socio responsabile del bar;
  • iniziato a ripulire e riordinare i locali dell’associazione;
  • raccolto le candidature dei soci per le elezioni;
  • organizzato l’assemblea dei soci;
  • raccolto alcuni dati amministrativi per presentare un bilancio provvisorio ai soci.

 

Il momento decisivo della rinascita

Un’associazione è come un corpo unico:

  • ha una testa che detta la direzione;
  • un corpo che agisce e si relazione con il mondo attorno;
  • un cuore che ricorda costantemente i valori dello stare insieme.

Nel caso di questa associazione si era perso tutto: l’interesse, la volontà, il senso di appartenenza sia da parte del consiglio direttivo che del corpo sociale.

Ma quando ho partecipato alla loro assemblea dei soci sono rimasta piacevolmente stupita perché ho visto soci che avrebbero voluto esserci, poter partecipare e portare il loro contributo.

Ho visto facce dubbiose, arrabbiate, ma anche attirate dalla possibilità di esprimersi. Quindi i presupposti per una rinascita c’erano.

Forse ingenuamente avevano lasciato troppa libertà al socio responsabile del bar e si sono accorti troppo tardi di non aver più voce in capitolo.

Le votazioni si sono tenute regolarmente e alla fine della giornata c’era (finalmente) un nuovo gruppo dirigente, legittimato da tutti i soci e pronto a lavorare.

 

Cosa resta da fare

Benché il rapporto con i soci sia stato recuperato, l’associazione non è ancora fuori pericolo.

Resta ancora molto da fare:

  • continuare a raccogliere le informazioni sui debiti e crediti per arrivare ad una situazione amministrativa certa;
  • mettere ordine ai documenti statutari e ai verbali;
  • selezionare i soci che volontariamente presteranno la loro opera al bar;
  • proseguire i lavori di manutenzione della sede;
  • organizzare molte attività sociali per riallacciare i rapporti con il quartiere.

 

In conclusione

Per esperienza so che è facile diventare come l’associazione che ho descritto.

Basta un gruppo dirigente che delega ad altri le proprie mansioni e un gruppo di soci che non fa valere i propri diritti.

Poi ci accorge sempre troppo tardi che qualcuno è scappato con la cassa, che i debitori bussano alla porta, che i soci diminuiscono, che i documenti non sono a posto durante un accertamento, ecc.

Nel caso che ho raccontato bisogna rendere merito ai soci “volenterosi” che si sono rimboccati le maniche e si sono assunti una grande responsabilità.

Sarà un processo lungo e difficile, dove tutti i soci (non solo il consiglio direttivo) dovranno dare il proprio contributo.

Anch’io dovrò dare il mio, visto che il nuovo consiglio direttivo ha deciso di continuare il rapporto di collaborazione con me in maniera stabile.

Poi bisognerà lavorare sul senso di appartenenza a quella piccola comunità; al piacere di stare assieme definendo regole condivise; lasciando voce e spazio a tutti i soci; riscoprendo attività sociali che non si facevano più e ideandone di nuove.

Auguro buon lavoro a tutti loro, la rinascita è cominciata.

Germana Pietrani Sgalla

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