Associazione AMAD: potere alle donne

Donatella Linguiti  è presidente dell’associazione AMAD, ma prima ancora è stata una donna delle Istituzioni che ho conosciuto nel lontano 1999.

Nel corso degli anni ci siamo incrociate molte volte, sempre in posizioni speculari: io in rappresentanza di enti o coordinamenti non profit, lei in qualità di assessora o sottosegretaria del Governo.

Abbiamo sempre avuto in comune una certa concretezza, ossia la volontà di risolvere i problemi a prescindere dall’appartenenza politica o dal ritorno d’immagine.

Questo ha fatto sì che si costruisse tra noi un rapporto di grande stima.

Tanto che oggi ci ritroviamo ancora a lavorare insieme, stavolta però dalla stessa parte del tavolo.

 

Donatella raccontami la tua associazione

L’Associazione AMAD – associazione multietnica antirazzista donne – è nata circa due anni fa per volontà di un gruppo multietnico di donne che, dopo anni di esperienze comuni sviluppate in ambiti differenti, hanno intrapreso un percorso più strutturato per contribuire alla costruzione di risposte antitetiche alla “società degli egoismi” e della incapacità di “stare insieme”.

L’abbiamo fondata perché stiamo vivendo in un mondo che non rispecchia i nostri valori e da cittadine sentiamo il bisogno di fare qualcosa.

Vogliamo essere “buoniste” e guardare al mondo con lo sguardo delle donne.

Il nostro obiettivo è far “vivere” i diritti umani ed i principi della Costituzione Italiana, con particolare attenzione alla lotta al razzismo, alla cultura della solidarietà e dell’inclusione.

Razzismo e maschilismo hanno la stessa matrice e la storia ci insegna a quali estremi tragici si arriva quando si perdono ideali e valori.

Da cittadina e da donna che ha dedicato la propria vita alla politica intesa come servizio, sento l’obbligo morale di agire.

 

Perché hai deciso di impegnarti in un’associazione?

Ho sempre creduto nella politica vera, seria, al servizio della comunità.

Questo tipo di politica si può fare in tanti modi, non solo dentro le Istituzioni o attraverso i partiti.

Ma tu questo già lo sai, visti i numerosi disegni di legge che hai presentato per interventi a favore delle donne e della comunità LGBTI nella Regione Marche.

Quando sono andata in pensione ho deciso di continuare ad occuparmi di politica agendo nel sociale, mettendo a disposizione competenze e professionalità, mie e delle socie di AMAD, in favore prima di tutto delle altre donne e di conseguenza della comunità.

Puntiamo sul valore delle differenze di culture diverse tra loro, che s’incontrano nella convivenza su un territorio comune.

Attraverso i nostri progetti, forniamo assistenza e informazioni alle donne immigrate e alle loro famiglie, aiutandole a sviluppare le proprie capacità e ad emanciparsi, sia personalmente che professionalmente.

La prima associazione che ho deciso di contattare per costruire questa rete di supporto per le donne è stata  Equity,  l’associazione di cui tu sei presidente.

Mi è venuto istintivo farlo perché avevamo già condiviso idee e realizzato progetti importanti in passato.

Sapevo quindi che avrei avuto a fianco persone affidabili, con le quali ho in comune una visione del mondo inclusiva e solidale.

 

Quali sono le sfide maggiori che avete incontrato o che vi ritrovate ad affrontare più spesso?

Me ne vengono in mente tre.

Sicuramente la prima sfida è lavorare nell’attuale clima sociale, dove sembra che essere solidali sia un demerito.

Il lavoro che stiamo facendo è quello di mettere insieme i dispersi ed i delusi, ossia cittadini e cittadine che credono nella forza del lavoro collettivo e non vogliono rassegnarsi alla situazione attuale.

La seconda sfida è trovare i soldi per finanziare le attività che abbiamo in mente di realizzare.

Accedere ai bandi di finanziamento a volte è difficile a causa della burocrazia e dell’obbligo di anticipare grandi cifre, che vengono rimborsate dopo molti mesi.

La terza sfida è dover lavorare in un limbo normativo causato dal mancato compimento della riforma del Terzo Settore.

Nella nostra esperienza questo ha comportato una serie di incertezze e interpretazioni molteplici da parte di burocrati impreparati con i quali abbiamo dovuto relazionarci.

In particolare all’interno degli enti pubblici.

 

Qual’è il rapporto di AMAD con tornaconto&c.?

Subito dopo aver deciso di costituire AMAD, io e le mie compagne di viaggio ci siamo bloccate.

Non sapevamo da che parte iniziare, quale forma associativa fosse più adatta alle nostre esigenze, come dovesse essere scritto uno statuto, se fosse necessario iscriversi ad un registro, quali responsabilità ci stavamo prendendo, ecc.

La tua consulenza è stata decisiva perché ci hai illustrato le regole del mondo non profit e le opportunità che ogni forma associativa portava con sé, aiutandoci a scegliere in maniera consapevole.

Ti sei occupata della stesura dei documenti statutari e ci hai accompagnato durante tutte le fasi della costituzione.

Ma soprattutto sei stata sempre presente e paziente, rispondendo ai nostri mille dubbi e spiegandoci come realizzare le idee che ci venivano in mente di continuo.

E ci sei utile anche adesso per trovare bandi di finanziamento adatti alle nostre attività.

 

Dimmi una cosa negativa, ma anche una positiva del mondo dell’associazionismo

La cosa negativa è la difficoltà tra enti non profit di fare rete.

Per me fare rete non vuol dire solo lavorare insieme, ma anche:

  • cooperare per evitare la duplicazione dei servizi (quindi lo spreco di risorse ed energie);
  • mettere in comune competenze ed esperienze (per migliorare la qualità del nostro lavoro e dei servizi offerti).

La cosa positiva che ho vissuto di persona è che se ti metti in gioco, faticando e credendoci, poi il riscontro arriva. Le persone ci sono e rispondono.

La soddisfazione è doppia considerando che molti nostri soci e beneficiari sono cittadine e cittadini del mondo, che imparano dal nostro esempio il senso della cittadinanza attiva.

Riuscire a creare un rapporto di fiducia e rispetto reciproco e poi una relazione attiva di lavoro per la comunità mi ripaga della fatica.

Germana Pietrani Sgalla