L’associazione sportiva dilettantistica di promozione sociale dopo la riforma

Negli ultimi mesi ho ricevuto molte richieste di informazioni da ASD sparse in tutta Italia che vorrebbero diventare associazione sportiva dilettantistica di promozione sociale.

Facciamo un po’ di chiarezza sulle norme e sui nodi da sciogliere, perché il problema non è tanto trasformarsi in associazione sportiva dilettantistica di promozione sociale, quanto essere consapevoli delle conseguenze.

È un articolo lungo, poiché è opportuno approfondire molti aspetti, sia giuridici che fiscali.

 

Perché l’associazione sportiva dilettantistica di promozione sociale?

Diciamo subito che non partiamo da zero, poiché in questo sito abbiamo già affrontato l’argomento:

Ci torno sopra perché le ASD saranno obbligate a scegliere se rimanere tali o se iscriversi al  Registro Unico Nazionale del Terzo Settore,  quando quest’ultimo sarà operativo.

Non sarà affatto una scelta facile ed ho l’impressione che molte ASD stiano pensando di risolvere il problema diventando associazione sportiva dilettantistica di promozione sociale.

I motivi che le spingono in questa direzione sono sostanzialmente due:

  • avere accesso alle agevolazioni fiscali di entrambe le forme associative (facendo l’en plain);
  • non avere problemi con la destinazione d’uso dei locali utilizzati per le attività sociali.

Purtroppo le informazioni che circolano su questo argomento sono parziali e non affrontano i veri nodi della questione.

Di conseguenza ai dirigenti non profit mancano le informazioni essenziali per valutare e scegliere la strada migliore per il proprio ente.

 

Cosa dicono le norme

Il Legislatore ha inserito tra le attività di interesse generale elencate nel  Codice del Terzo Settore  “l’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche” (art.5 lettera t).

Ma non ha incluso le associazioni sportive dilettantistiche tra gli enti del Terzo Settore elencati nell’art.4.

Ciò vuol dire che gli enti del Terzo Settore potranno svolgere attività sportiva, ma le ASD dovranno – eventualmente – iscriversi al RUNTS nella sezione “altri ETS” o “APS”, conformando il proprio statuto al Codice del Terzo Settore.

La  circolare 18/E/2018  dell’Agenzia delle Entrate ha precisato che: “le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro potranno scegliere se conservare le agevolazioni fiscali ad esse specificamente riservate dalla vigente disciplina oppure, in alternativa, qualora intendano entrare a far parte degli enti del Terzo settore, fruire dei benefici fiscali previsti per tali enti del Terzo settore, in luogo del regime fiscale specifico riservato alle associazioni e società sportive dilettantistiche non lucrative”.

Quindi le ASD dovranno scegliere tra:

  • rimanere ASD e conservare le agevolazioni fiscali di cui beneficiano attualmente;
  • diventare ETS e fruire dei benefici fiscali previsti per tali enti.

Le differenze più importanti sono dettate dall’art.89 del Codice del Terzo Settore, il quale sancisce che gli ETS non potranno avvalersi delle seguenti disposizioni agevolative previste in favore delle ASD:

  • L.398/1991;
  • TUIR  art.148 c.3 (de-commercializzazione dei corrispettivi specifici) e art.149 (perdita della qualifica di ente non commerciale).

Tutti gli ETS dovranno usufruire delle disposizioni fiscali previste dal titolo X del CTS.

 

Le agevolazioni per gli enti sportivi dilettantistici

Come prima cosa ritengo utile ricordare che l’ente sportivo dilettantistico deve essere costituito ai sensi dell’art.90 c.18  L.289/2002  e per ottenere il riconoscimento come ASD o SSD senza fine di lucro deve iscriversi al Registro CONI attraverso il passaggio intermedio di affiliazione ad una Federazione Sportiva Nazionale, Ente Promozione Sportiva Nazionale o Disciplina Sportiva Associata.

Le agevolazioni previste, ad oggi, per gli enti sportivi dilettantistici sono le seguenti:

  • defiscalizzazione dei corrispettivi specifici versati da soci o tesserati alla federazione sportiva, ente di promozione sportiva o disciplina sportiva di affiliazione (art.148 c.3 TUIR);
  • accesso alla L.398/1991;
  • solo per le ASD: esclusione dall’applicazione della norma sulla perdita della natura di ente non commerciale (art.149 TUIR);
  • in presenza di proventi commerciali superiori a quelli istituzionali non si rischia la perdita della qualifica di ente non commerciale, conservando tutte le agevolazioni;
  • agevolazioni fiscali, previdenziali e assicurative relative ai compensi sportivi dilettantistici (art.67 c.1 lettera m e art.69 TUIR);
  • per sponsorizzazioni fino a €200.000: le aziende sponsor possano dedurre integralmente come spesa l’investimento promozionale-pubblicitario fatto dal proprio reddito;
  • esclusione dall’applicazione della tassa sulle concessioni governative;
  • applicazione dell’imposta di registro a tassa fissa;
  • detrazioni dall’imposta per contributi erogati da persone fisiche ad associazioni sportive dilettantistiche fino ad un massimo di € 1.500 annui;
  • detrazione delle spese di iscrizione ai corsi degli associati/tesserati fino a € 210 annui;
  • riduzione dell’accisa gas metano;
  • accesso al 5×1000.

 

Le agevolazioni per le associazioni di promozione sociale

Ne ho già parlato approfonditamente in  questo articolo,  al quale rimando.

 

I nodi da sciogliere

È pacifico che l’associazione sportiva dilettantistica di promozione sociale potrà continuare ad esistere (o ad essere costituita), anche quando il RUNTS sarà operativo.

Il punto è un altro: l’ente potrà iscriversi sia al registro CONI che al RUNTS? E se le risposta fosse affermativa: quali norme fiscali dovrebbe utilizzare dopo l’avvento del RUNTS?

Faccio due esempi concreti e cruciali:

  • come dovrebbe gestire i compensi sportivi ed i compensi ai soci?
  • quale regime IVA dovrebbe adottare?

 

I Compensi sportivi ed i compensi ai soci

Come ho evidenziato sopra, le ASD possono erogare compensi sportivi con sostanziose agevolazioni fiscali, previdenziali e assicurative.

Gli ETS non possono erogare compensi sportivi agevolati, anzi devono osservare norme molto severe dettate dal Codice del Terzo Settore:

  • i lavoratori devono avere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai CCNL.” (art.16);
  • l’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere rimborsate dall’ente del Terzo Settore tramite il quale svolge l’attività soltanto le spese effettivamente sostenute e documentate per l’attività prestata, entro limiti massimi e alle condizioni preventivamente stabilite dall’ente medesimo. Sono in ogni caso vietati rimborsi spese di tipo forfetario.” (art.17 c.3);
  • le OdV e le APS non possono assumere “lavoratori” in misura superiore al 50% del numero dei volontari e (per le sole APS) al 5% del numero degli associati (art.33 per le OdV e art.36 per le APS).

Mi sembra chiaro che un’associazione sportiva dilettantistica di promozione sociale avrebbe seri problemi a mettere insieme collaboratori sportivi, lavoratori e volontari rispettando i limiti imposti dalle normative.

 

Il regime IVA

Altro problema è quello del regime IVA.

Il Codice del Terzo Settore non si occupa direttamente dell’IVA relativa alle attività commerciali eventualmente esercitate dagli ETS; se ne occupa in maniera marginale nell’art.86 parlando del regime forfetario per le OdV e APS.

Il primo dubbio è legato all’art.4 c.4 DPR 633/1972 (Testo Unico IVA), che non è stato abrogato dal Codice del Terzo Settore.

Questo significa che tutti gli ETS potranno godere della decommercializzazione dei corrispettivi specifici versati dai soci, associati e tesserati a fronte di attività effettuate in conformità degli scopi sociali?

Secondo dubbio: considerato che ASD e ETS hanno regimi fiscali differenti, quale dovrebbe essere applicato dall’associazione sportiva dilettantistica di promozione sociale iscritta al RUNTS?

 

In conclusione

Scegliere comporta sempre delle conseguenze e, come dico continuamente durante le consulenze specifiche che svolgo, non esiste una soluzione che vada bene per tutti gli enti non profit.

Non è saggio scegliere di trasformare l’ente basandosi solo sui benefici (eventuali) che acquisterebbe. Perché c’è sempre il rovescio della medaglia ed è bene esserne consapevoli.

La legislazione attuale non consente di conservare completamente tutte le agevolazioni in essere per ASD e APS, salvo in alcuni casi particolari che vanno valutati molto attentamente.

Ogni situazione va analizzata alla luce dell’organizzazione interna che l’ente si è data, delle attività svolte e degli sviluppi futuri che prevede di avere.

Per questo serve una consulenza specifica svolta da esperti che conoscano bene il Terzo Settore e le normative in essere (se vuoi chiederci un parere sul tuo ente  scrivici).

È bene precisare comunque che finché non ci la sarà la piena operatività della riforma del Terzo Settore resteranno in vigore le norme previgenti (art.148 c.3 TUIR e L.398/1991), anche per i futuri ETS.

Quindi oggi le associazioni sportive dilettantistiche di promozione sociale già costituite non hanno problemi.

Ma li avranno quando il RUNTS sarà operativo: cosa dovranno fare? Dovranno decidere se diventare solo ASD o solo APS? Potranno rimanere ASDPS iscrivendosi nella sezione “altri ETS” del RUNTS?

È fondamentale che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e l’Agenzia delle Entrate chiariscano il futuro delle ASD/ETS in modo preciso, senza lasciare spazio a libere interpretazioni.

L’unica certezza che abbiamo ad oggi è che per quanto riguarda la sezione associativa che si rifà alla promozione sociale dovrà essere adeguato lo statuto ai sensi del Codice del Terzo Settore e delle circolari ministeriali  n.34 del 29/12/2017  e  n.38 del 27/12/2018.

Germana Pietrani Sgalla

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