I controlli fiscali negli enti associativi non profit

L’amministrazione finanziaria (Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane) ormai da anni rivolge una particolare attenzione ai controlli fiscali nel settore non profit.

Ecco perché, fin dalla nascita di tornaconto&c., su questo tema abbiamo:

Torno oggi sull’argomento dei controlli fiscali per spiegare:

  • gli obiettivi dei controlli fiscali;
  • i diversi tipi di controlli che vengono effettuati;
  • il rapporto tra attività istituzionale e attività commerciale;
  • cosa cambia con la riforma del Terzo Settore.

 

Gli obiettivi dei controlli fiscali

L’obiettivo principale degli organi di controllo è quello di verificare se chi si presenta come associazione non profit:

  • abbia i requisiti per poter essere definito un ente non commerciale;
  • svolga realmente attività di natura ricreativa, culturale, sportiva, assistenziale, di utilità sociale, ecc.

Questo perché gli enti non profit godono di agevolazioni fiscali importanti e sono molti i soggetti che si mascherano da associazione per eludere il fisco (purtroppo).

Di conseguenza le associazioni che fruiscono di regimi fiscali agevolati hanno più probabilità di essere sottoposte a verifiche e accertamenti fiscali rispetto agli enti di minima rilevanza, che svolgono esclusivamente attività legate allo scopo sociale.

I regimi fiscali agevolati ai quali faccio riferimento sono:

  • quello dedicato alle ONLUS (Dlgs 460/1997),  che verrà abrogato quando diventerà operativo il  Registro Unico Nazionale del Terzo Settore;
  • l’art.148 comma 3 (tuir) “…non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni….”;
  • la  Legge 398/1991  (per le attività commerciali).

In sostanza a fronte di tutta una serie di vantaggi fiscali ed economici concessi agli enti associativi, questi ultimi devono dimostrare di avere i requisiti per poterne godere.

 

I diversi tipi di controlli fiscali

I controlli che vengono effettuati dall’amministrazione finanziaria sono di due tipi.

 

Formale:

  • controllo statuto;
  • iscrizione ad eventuali registri e/o albi;
  • modalità di tenuta ed aggiornamento dei libri associativi (verbali assemblee, verbali Consiglio direttivo, elenco soci);
  • numerazione progressiva delle fatture emesse e delle fatture ricevute (relativamente alla L.398/1991);
  • redazione ed approvazione del bilancio (o del rendiconto economico-finanziario) e modalità di tenuta dei libri e registri contabili;
  • invio del  modello EAS  e delle comunicazioni delle eventuali variazioni via via intervenute all’Agenzia delle Entrate;
  • comunicazione alla SIAE dell’opzione per la fruizione della Legge 398/1991;
  • presentazione delle dichiarazioni dei redditi e degli altri adempimenti fiscali.

 

Sostanziale:

  • l’attività effettivamente svolta;
  • le modalità di adesione all’associazione degli aspiranti soci e/o tesserati;
  • Il corretto svolgimento della vita associativa in termini di effettività del rapporto associativo (partecipazione degli associati alle assemblee, trasparenza della gestione, democraticità delle decisioni, ecc.);
  • la presenza di attività commerciali;
  • le modalità con cui vengono effettuati incassi e pagamenti;
  • l’eventuale supero del plafond di ricavi incassati (fatturati) di € 400.000,00 annui ex L. 398/1991;
  • divieto di distribuzione degli utili.

I controlli possono avvenire anche da remoto, cioè utilizzando dati presenti nei registri pubblici, oppure effettuando interviste agli associati (per approfondire leggi  questo  articolo).

 

Il delicato rapporto tra attività istituzionale e commerciale

Dal punto di vista degli adempimenti contabili/fiscali viene verificato se l’associazione adotta una contabilità separata per l’attività commerciale e per quella istituzionale.

La normativa prevede che un’associazione possa svolgere, contestualmente alla sua primaria attività istituzionale, anche una attività commerciale.

Ma l’attività principale deve essere quella istituzionale, cioè quell’attività necessaria a realizzare lo scopo sociale dell’associazione.

L’attività commerciale deve essere di supporto all’attività istituzionale e mai deve essere prevalente.

Quindi, con questi controlli l’amministrazione finanziaria vuole smascherare i soggetti che apparentemente si presentano come non profit, ma che in realtà sono attività commerciali.

 

Cosa cambia con la riforma del Terzo Settore

L’art.94 del  Codice del Terzo Settore  si occupa dei controlli fiscali dell’amministrazione finanziaria nei confronti degli Enti del Terzo Settore.

La norma dice che i controlli dovranno:

  • verificare i requisiti degli ETS in relazione alle disposizioni fiscali di cui al titolo X del CTS;
  • verificare la sussistenza dei requisiti necessari per l’iscrizione al RUNTS;
  • il rispetto delle disposizioni in materia di distribuzione indiretta degli utili, di devoluzione del patrimonio, di bilancio, di libri sociali, di formazione delle associazioni e di funzionamento dell’assemblea delle stesse;
  • la spettanza delle agevolazioni fiscali per gli ETS iscritti al RUNTS;
  • il disconoscimento dello status di ETS e la trasmissione all’ufficio del RUNTS di elementi utili ai fini della eventuale cancellazione dell’ETS dal Registro medesimo.

La norma prevede anche l’attività di scambio di informazioni tra gli uffici del RUNTS e dell’amministrazione finanziaria.

Questo scambio di informazioni dovrebbe facilitare l’attività di verifica degli organi di controllo.

 

In conclusione

Essere dirigente di un’associazione oggi comporta avere delle responsabilità e non è più possibile improvvisare.

Bisogna essere bravi ad unire la parte ludica con gli adempimenti che vengono richiesti dalla Legge.

Quindi, per non perdere né il sonno né la voglia di fare attività utili alla collettività, è fondamentale:

  • informarsi, approfondire e studiare le normative;
  • mettersi in discussione ed essere aperti al cambiamento (chi si ferma è perduto);
  • avere a fianco dei collaboratori preparati ed esperti (anche economicamente alla portata degli enti non profit, come noi!).

Germana Pietrani Sgalla

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