Legge di stabilità 2015: novità per il terzo settore

Quel che emerge dalla  legge di stabilità 2015  sono gli elementi pensati per il rilancio delle politiche sociali, ma desta preoccupazione la ripercussione nel territorio dei tagli alla spesa pubblica.

Il testo licenziato dal  Consiglio dei Ministri  il 15 ottobre 2014 contiene dei provvedimenti che vanno nella direzione giusta per il terzo settore come le detrazioni alle Onlus, i fondi stanziati per il 5xmille e la riduzione dell’Irap.

D’altro canto però vengono nuovamente tagliati i fondi alle Regioni per gli interventi sociali.

Quindi se da un lato abbiamo fondi per interventi sociali, dall’altro abbiamo risorse tolte alle Regioni che intervengono sul territorio sulle stesse finalità.

Le Regioni riusciranno ugualmente a garantire i servizi alla persona? Quali interventi potranno realizzare a sostegno del volontariato e di tutto il terzo settore?

Queste sono le principali preoccupazioni di chi, attraverso le associazioni, offre dei servizi ai cittadini.

Inoltre dobbiamo augurarci che il Governo riesca a trovare le coperture finanziarie necessarie, altrimenti la clausola di salvaguardia inserita nel testo porterebbe all’inevitabile aumento dell’Iva e delle accise con ricadute gravissime sui cittadini.

Tutti speriamo che il Governo raggiunga gli obiettivi che si è prefissato con questa manovra, ma speriamo anche che quando il testo approderà alla Camera il prossimo 24 novembre, alcuni aspetti vengano rivisti, affinchè gli interessi dei cittadini siano tutelati.

Le risorse che questa manovra mette in campo sono diverse, ma bisogna stare attenti a non cadere nel pericolo che aumentino le disuguaglianze sociali.

Il 28,4% della popolazione italiana è a rischio di povertà o esclusione sociale, in base a quanto rilevato dall’Istat in un  report  sui redditi.

Il dato è riferito al 2013 ed è derivato dalla combinazione della grave deprivazione materiale e della bassa intensità di lavoro e corrisponde alla quota di popolazione che sperimenta almeno una delle suddette condizioni.

La mancanza di reti di protezione sociale, come quelle faticosamente costruite dalle associazioni sia a carattere assistenziale che culturale, aggraverebbe ulteriormente il dramma di queste persone. Aumenterebbe la solitudine e il senso di disperazione. Si acuirebbero gli squilibri e i conflitti, con evidenti problemi di tenuta sociale.