I minorenni e il diritto al voto in assemblea

La stagione delle assemblee per l’approvazione del rendiconto economico-finanziario non è ancora conclusa e il dilemma del voto ai minorenni torna puntuale come ogni anno.

Riguarda tutte le associazioni che effettuano attività con bambini o ragazzi, come ad esempio: sport, musica, teatro, doposcuola, educazione e integrazione, ecc.

In particolare riguarda quelle che svolgono in maniera principale o esclusiva attività con i minorenni, quindi hanno un corpo sociale formato da pochi adulti e moltissimi minorenni.

Facciamo il punto, anche alla luce di quanto è successo ad una ASD del Veneto, che ha affrontato un contenzioso con la Guardia di Finanza proprio su questo argomento (Commissione Tributaria Regionale Veneto – sezione XXIV, sentenza n.134 del 20/01/2016).

 

I minorenni possono essere soci di una associazione?

La risposta è si. Possono manifestare la volontà di affiliarsi ad una associazione, perché rientra nel novero delle libertà fondamentali della persona garantite dalla Costituzione italiana (art.2  e  art.18).

I minorenni però non possono auto-rappresentarsi perché dal punto di vista giuridico non dispongono di “capacità di agire”.

Di conseguenza la domanda di ammissione all’associazione dovrà essere firmata dai genitori, con l’accortezza per l’associazione di individuare la potestà congiunta o disgiunta in caso di separazione o divorzio (art.320 Codice Civile).

 

I minorenni possono votare ed essere votati?

I minorenni hanno il diritto di essere convocati alle assemblee, di partecipare e di esprimere la propria opinione, come qualsiasi altro socio.

Non possono però né votare né essere votati perché non godono del diritto di elettorato attivo e passivo, che si consegue con il compimento della maggiore età.

 

Come comportarsi per le votazioni in assemblea e per le elezioni degli organi sociali?

Dal punto di vista giuridico i minorenni non possono votare, quindi è irrilevante che partecipino alle assemblee o meno.

Dal punto di vista fiscale invece, in caso di controlli fiscali, la scarsa partecipazione dei soci alla vita associativa può portare a contestazioni da parte dell’amministrazione finanziaria.

Di conseguenza è interesse dell’associazione che ci sia una buona partecipazione dei soci, anche minorenni.

C’è poi il problema delle elezioni degli organi sociali, che inevitabilmente risulteranno composti sempre dalle stesse persone (se i soci adulti sono pochi, non c’è molto margine di ricambio).

Sappiamo infatti che l’amministrazione finanziaria non vede di buon occhio gli organismi dirigenti che rimangono inalterati negli anni, perché lo ritiene un indizio di attività commerciale mascherata da associazione (ne abbiamo parlato al  seminario sui controlli fiscali  di sabato scorso).

Come risolvere il dilemma? Una possibile soluzione è far partecipare i minorenni alle assemblee e permettere loro di esprimere appieno la propria personalità (ovviamente se l’età della persona lo permette).

Poi al momento del voto, possono essere rappresentati da un genitore (resta il problema di individuare la potestà congiunta o disgiunta in caso di separazione o divorzio).

In questo modo si risolve il problema della partecipazione democratica alla vita associativa.

Per quanto riguarda le elezioni invece, dato che non è possibile eleggere un genitore in rappresentanza di un minorenne, una soluzione è tesserare i genitori più attivi e sollecitarli a candidarsi a qualche carica associativa.

In questo modo l’associazione:

  • eviterebbe eventuali contestazioni sull’immobilità delle cariche associative;
  • attiverebbe un circolo virtuoso di partecipazione attiva dei soci e di energie nuove che entrano in circolo, a vantaggio dell’associazione stessa.

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