Lavoro e no profit: le novità del Jobs Act

In vista del  seminario gratuito sul Jobs Act e il no profit,  ho chiesto a  Natalia Paci,  che sarà relatrice insieme a me durante il seminario, di anticiparci qualche argomento che svilupperà durante l’incontro.

 

Qual era la situazione del lavoro prima del Jobs Act?

Quando si è insediato il Governo Renzi nel 2014 l’Italia ha conosciuto il picco storico di disoccupazione giovanile: quasi uno su due.

La riforma del lavoro, chiamata Jobs Act, era stata presentata con lo scopo di eliminare lo “shopping” contrattuale del lavoro temporaneo introdotto con la  Riforma Biagi del 2003,  puntando sulle assunzioni a tempo indeterminato con un nuovo (ed unico) contratto a tutele crescenti.

 

Cosa prevedono i decreti del Jobs Act?

In realtà i decreti attuativi della legge delega vanno in direzioni a volte opposte.

Infatti il primo atto del Jobs Act  (Decreto Poletti n. 34/2014)  liberalizza ulteriormente il contratto a termine, rendendolo totalmente acausale e prorogabile fino a 5 volte nei 36 mesi (incentivando così i contratti a termine addirittura di breve durata).

Poi, a marzo di quest’anno entra in vigore il contratto a tutele crescenti  (d.lgs. 23/2015)  e la nuova disciplina non contempla più l’art.18 dello Statuto dei lavoratori per i neoassunti.

Quindi i giovani non avranno mai la stessa tutela contro il licenziamento illegittimo dei loro colleghi assunti prima del Jobs Act, ma solo una tutela minore e collegata all’anzianità di servizio.

A fronte di questa drastica riduzione di tutela, ci si aspettava che con il  decreto sulle tipologie contrattuali  (emanato in via definitiva lo scorso 11 giugno) si procedesse, se non all’eliminazione, ad una sostanziale riduzione delle forme di lavoro precario.

Invece il nuovo decreto non riduce affatto ma, anzi, amplia l’utilizzo del lavoro subordinato temporaneo:

  • per quanto riguarda il contratto a termine, rimane confermata la liberalizzazione del Decreto Poletti;
  • anche il lavoro in somministrazione diventa acausale;
  • si prevede un’estensione del campo di applicazione per lo “staff leasing” (contratto di somministrazione di lavoro);
  • si conferma il contratto a chiamata;
  • viene esteso l’utilizzo dei voucher.

 

Cosa cambia in particolare per il mondo no profit?

Sono state abrogate due tipologie contrattuali molto usate dal Terzo Settore, ossia il lavoro a progetto e l’associazione in partecipazione con apporto di lavoro.

Questo obbligatoriamente porterà le associazioni a dover riorganizzare la propria struttura cercando forme contrattuali alternative, oppure continuando ad utilizzare forme di collaborazione coordinata e continuativa, ex art. 409.c.p.c., nonostante tutte le incertezze che l’abrogazione del lavoro a progetto introduce (e che speriamo vengano chiarite quanto prima). Ma di tutto ciò parleremo in dettaglio durante il seminario.

Germana Pietrani Sgalla

P.S. Vuoi approfondire l’argomento? Vieni al nostro seminario gratuito. Avrai a disposizione professionisti esperti di Terzo Settore.

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