Ente non commerciale: quando si perde la qualifica

Per definizione l’ente non commerciale è un soggetto che non persegue fini di lucro, ma che trova la sua ragione d’esistere nella soddisfazione di un bisogno collettivo o nel perseguimento di un obiettivo (sociale, assistenziale, culturale, ambientale, ecc.).

Questa attività primaria e sostanziale è chiamata “attività istituzionale” ed equivale alla mission associativa.

L’ente non commerciale per definirsi tale deve avere determinate caratteristiche, specificate dalle normative di riferimento per ogni tipologia associativa (APS, OdV, ONLUS, ASD, ecc.).

Una volta assolti tutti gli obblighi formali, l’ente godrà di particolari benefici contabili e fiscali in virtù dell’importanza che lo Stato riconosce al perseguimento del benessere socio-culturale da parte dell’ente stesso.

La normativa fiscale permette inoltre a tali enti di supportare finanziariamente le attività istituzionali attraverso il ricorso ad attività prettamente commerciali, pur mantenendo le agevolazioni contabili e fiscali.

Molti enti non commerciali come le associazioni hanno infatti difficoltà a reperire risorse finanziarie attraverso il solo svolgimento dell’attività istituzionale, che per natura non è indirizzata alla vendita di un bene o alla prestazione di un servizio.

Le risorse nella maggior parte dei casi arrivano da soggetti terzi che, condividendo gli obiettivi perseguiti dalle associazioni, supportano l’attività svolta attraverso donazioni ed erogazioni liberali.

Alla difficoltà di trovare benefattori, spesso si aggiunge il problema che le risorse economiche non sono sufficienti a realizzare l’insieme delle attività istituzionali ideate dall’ente. Soprattutto in questi anni di crisi finanziaria.

Ecco quindi che l’attività commerciale diventa una possibile strada di finanziamento per continuare a perseguire quel benessere collettivo previsto dallo statuto associativo.

 

Cos’è l’attività commerciale?

Per attività commerciale si intende un’attività che in linea di massima è caratterizzata dalla finalità di percepire una somma di denaro (vendita di un bene o di un servizio).

È quindi un’attività che si differenzia rispetto a quella istituzionale, sia per la natura delle prestazioni che per lo scopo perseguito.

Per svolgere una attività commerciale l’ente deve tuttavia rispettare alcuni limiti al fine di non mutare, dal punto di vista fiscale, la natura dell’ente stesso.

Un ente non commerciale deve infatti svolgere e perseguire prevalentemente una attività istituzionale rispetto a quella commerciale.

Con questo vincolo si vuole impedire che l’attività commerciale diventi l’obiettivo primario di un ente dichiaratosi non commerciale.

In caso contrario, l’ente nella pratica non sarebbe più senza scopo di lucro ed opererebbe in condizioni di concorrenza sleale nei confronti degli altri soggetti profit locali.

Il mutamento della natura di un ente da non commerciale a commerciale produce effetti immediati (cioè a partire dallo stesso periodo di imposta) e rilevanti. Basti pensare alla perdita delle agevolazioni contabili e fiscali.

Gli articoli 148 e 149 del TUIR  indicano con precisione quali fattori prendere in considerazione al fine di valutare la natura (istituzionale o commerciale) dell’attività svolta dall’ente.

Inoltre indicano quali fattori considerare per monitorare l’equilibrio tra le due tipologie di attività nel corso della vita dell’ente.

Posso svolgere qualsiasi attività commerciale?

Come devo redigere il rendiconto economico-finanziario annuale?

Come capisco se sono a rischio di perdita della qualifica di ente non commerciale?

Chi e come effettua i controlli?

A queste domande e a moltre altre risponderemo al corso  Facciamo i conti?

 

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