La comunicazione sociale: fare, fare bene e farlo sapere

La comunicazione sociale è un settore strategico per il futuro degli enti non profit, piccoli e grandi.

Molti enti, soprattutto quelli medio-grandi, lo sanno benissimo, ecco perché investono energie e risorse in campagne di comunicazione di forte impatto emotivo.

Ma in generale l’Italia è in grande ritardo culturale in materia di comunicazione sociale.

In più c’è la sensazione diffusa che per “fare comunicazione” non servano particolari competenze e conoscenze.

Quindi molti enti non profit danno l’incarico di gestire la comunicazione sociale e quella istituzionale a qualche socio (o figlio del socio), basta che “ne capisca qualcosa” di social network.

Non è affatto così semplice: per attrarre e coinvolgere le persone serve passione certo, ma anche studio, abilità, pratica e impegno.

In questo articolo spiegheremo:

  • perché un ente non profit deve comunicare;
  • cos’è la comunicazione sociale;
  • cosa dovrebbe comunicare;
  • il legame tra comunicazione sociale e trasparenza.

 

Perché un ente non profit deve comunicare?

Sembrerà banale, ma tutti comunichiamo, anche quando decidiamo di non comunicare.

In questo caso passa il messaggio che non ci interessa interagire con gli altri e non abbiamo bisogno del loro apporto (emotivo, relazionale, economico).

Esistono enti non profit che sono totalmente autosufficienti e possono permettersi di non comunicare?

Forse si, ma in tanti anni di lavoro a fianco del Terzo Settore non ne abbiamo ancora incontrati.

Eppure sono moltissime le organizzazioni che comunicano poco e male, senza un obiettivo chiaro né un piano strategico per raggiungerlo.

La comunicazione è fondamentale per raggiungere molti obiettivi, eccone alcuni:

  • sensibilizzare i destinatari alla propria causa;
  • promuovere la ricerca di volontari o di fondi per sostenere le finalità sociali o un progetto specifico (motivare, sollecitare, chiamare all’azione, ringraziare, ecc.);
  • aggiornare le persone interessate e/o coinvolte dai nostri progetti e la collettività sulle attività svolte (risultati raggiunti, necessità, eventi interni, ecc.);
  • comunicare prese di posizione riguardo temi vicini alla propria causa o di interesse per la collettività;
  • costruire e consolidare la reputazione dell’ente;
  • costruire il senso di “comunità” e di condivisione di uno o più obiettivi.

 

Cos’è la comunicazione sociale?

Non esiste una definizione univoca del termine.

La definizione maggiormente accreditata tra gli addetti ai lavori è “l’insieme di attività di comunicazione messe in atto da un’organizzazione pubblica, privata o sociale, volte a promuovere finalità non lucrative aventi per oggetto tematiche di interesse sociale” (“La comunicazione sociale”  di Sobrero-Pugelli)

La comunicazione sociale è quindi lo strumento per coinvolgere la persona e spingerla all’azione.

Sentendosi coinvolta, la persona si sentirà partecipe di un interesse collettivo e delle possibili soluzioni che noi le prospetteremo.

La comunicazione quindi deve essere in grado di persuadere e provocare una reazione ed è qui che si intreccia strettamente con il fundraising, la ricerca di nuovi volontari, la costruzione della reputazione dell’ente e molti altri campi cruciali.

 

Ma cosa comunicare?

La cura dei contenuti da comunicare è fondamentale.

Subito dopo viene il linguaggio e le persone alle quali si vuole arrivare.

La scelta dei contenuti dipende da molti fattori, ecco i principali:

  • dalla strategia dell’ente (quali obiettivi vuole raggiungere con “quella” specifica comunicazione?);
  • dall’utilità e dagli interessi delle persone alle quali vuole rivolgersi (soci, utenti, beneficiari, donatori, volontari, ecc.);
  • dalle competenze e risorse (umane ed economiche) che l’ente ha a disposizione per raggiungere l’obiettivo prefissato.

L’ingrediente indispensabile nella comunicazione sociale è la passione.

È la chiave per riuscire ad ingaggiare soci, volontari, donatori con l’obiettivo di:

  • rafforzare i legami;
  • aumentare il capitale relazione (vero tesoro di ogni ente non profit).

Bisogna quindi essere capaci di trasmettere la passione e l’impegno con cui l’organizzazione realizza la propria missione.

E bisogna farlo scegliendo il linguaggio “giusto” rispetto al contesto in cui la comunicazione avviene.

Per dirla in poche parole: non basta fare bene il proprio lavoro; è necessario essere capaci di comunicarlo condividendo idee, percorsi, progetti.

 

Comunicazione sociale e trasparenza

Un ulteriore aspetto importante da considerare quando parliamo di comunicazione è l’obbligo di trasparenza che il  Codice del Terzo Settore  (CTS) ha introdotto per gli enti non profit.

Tutti gli enti che si iscriveranno al  Registro Unico Nazionale del Terzo Settore  sono tenuti a pubblicare on line e a trasmettere molte informazioni che li riguardano (ne abbiamo parlato in questo  articolo).

Ciò comporta, già oggi, un’attenzione maggiore che le organizzazioni non profit dovrebbero porre nella comunicazione di ciò che fanno e come lo fanno, con quali valori, mezzi e risultati.

Anche perché tutti i dati pubblicati online o trasmessi al RUNTS saranno consultabili anche dagli enti accertatori.

Purtroppo però molti enti non hanno compreso l’importanza di tali comunicazioni, di conseguenza non stanno affrontando questa evoluzione con la dovuta cura.

Ecco perché abbiamo deciso di porre l’accento sulla comunicazione sociale.

Torneremo sull’argomento nelle prossime settimane, per darvi altri spunti di lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su questo argomento? Vuoi sottoporci un caso specifico?  Scrivici.

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