I 4 criteri per verificare la prevalenza commerciale

Pubblicato il 07/11/18 in Amministrazione e fisco

La prevalenza commerciale degli enti non commerciali si calcola in base a 4 criteri. In questo articolo descriverò:

  • quali sono le attività commerciali degli enti non commerciali;
  • quali sono i criteri utilizzati per verificare la prevalenza commerciale;
  • cosa succede in caso di prevalenza commerciale.

Alla fine ci sono i miei consigli e un accenno alla riforma del Terzo Settore.

Ma prima di cominciare è d’obbligo fare una premessa…

 

Cos’è la prevalenza commerciale?

Gli enti non commerciali possono svolgere attività commerciale – accanto a quella istituzionale – purché sia marginale rispetto all’attività complessivamente svolta.

Avere una prevalenza commerciale significa che l’attività commerciale realizzata ha un rilievo economico maggiore rispetto a quella istituzionale.

In caso di prevalenza commerciale gli enti non commerciali rischiano di perdere la qualifica di ente non commerciale con conseguenze molto onerose dal punto di vista civilistico ed economico.

 

Quali sono le attività commerciali degli enti non commerciali?

Le avevamo descritte in maniera generale in  questo articolo.

In linea di massima possiamo dire che le attività commerciali sono le attività rivolte sia ai soci che ai terzi in modo continuativo e dietro un corrispettivo, che il legislatore considera commerciali (sponsorizzazione, pubblicità, attività di ristorazione, ecc.).

 

I 4 criteri per verificare la prevalenza commerciale

L’art.149 c.2 del TUIR  elenca i criteri presuntivi per la perdita della qualifica di ente non commerciale:

  1. prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attività commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attività. Il raffronto va effettuato tra le immobilizzazioni (immateriali, materiali e finanziarie) relative all’attività commerciale e gli investimenti relativi alle attività istituzionali compresi gli investimenti relativi alle attività decommercializzate;
  2. prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali;
  3. prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le donazioni e le quote associative. Il confronto va effettuato fra i componenti positivi del reddito d’impresa e le entrate derivanti dall’attività istituzionale;
  4. prevalenza delle componenti negative inerenti all’attività commerciale rispetto alle restanti spese.

Il Ministero delle Finanze ha precisato con la  circolare 12 maggio 1998 n.124/E  che il verificarsi di una o più delle condizioni previste non comporta l’immediato mutamento di qualifica.

I parametri infatti devono essere valutati insieme ad altri elementi al fine di pervenire ad un giudizio complessivo in merito all’attività effettivamente svolta dall’ente non commerciale.

Quindi i parametri costituiscono degli indizi, che vanno valutati assieme ad altri elementi significativi, incluse le caratteristiche dell’ente.

Fare queste rilevazioni richiede competenze specifiche, poiché siamo in un ambito molto tecnico. Quindi i dirigenti di un ente non commerciale spesso non sono in grado di capire da soli se il proprio ente ha una prevalenza commerciale o meno.

In caso di dubbio però è possibile chiederci una consulenza specifica, basta  scriverci.

 

Cosa succede in caso di prevalenza commerciale?

L’art. 149 del TUIR  precisa che, indipendentemente dalle previsioni statutarie, l’ente che esercita prevalentemente attività commerciale per un intero periodo d’imposta perde la qualifica di ente non commerciale.

La perdita della qualifica opera a partire dal periodo d’imposta in cui si è verificata la prevalenza commerciale.

Le conseguenze della perdita della qualifica di ente non commerciale sono notevoli:

  • non esiste più la distinzione tra attività istituzionale e attività commerciale, quindi tutte le attività dell’ente diventano commerciali;
  • le entrate istituzionali diventano ricavi, quindi sottoposti a tassazione (contributi, donazioni, quote associative, sovvenzioni, ecc.);
  • la contabilità è solo ordinaria (non esiste per gli enti commerciali la contabilità semplificata);
  • la tassazione IRES e IVA diventa ordinaria.

Lart.149 c.4 TUIR ci dice che le disposizioni sopra enunciate sulla perdita della qualifica di ente non commerciale non si applicano:

  • agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili;
  • alle associazioni sportive dilettantistiche.

Va detto infine che ad oggi l’art.149 del TUIR è ancora operativo poiché la riforma del Terzo Settore non è ancora entrata pienamente in vigore.

 

In conclusione

È bene ribadire che i 4 criteri sopra elencati sono dei segnali che servono, in concomitanza con altri indizi, a capire se l’ente è effettivamente un ente non commerciale o no.

Quindi non bisogna farsi prendere dal panico, ma controllare, analizzare e mettere in atto procedure per evitare di trovarsi in situazioni difficili (noi possiamo aiutarvi per questo, basta  scriverci).

In linea di massima posso dare due consigli, che ritengo fondamentali.

In primo luogo è indispensabile che le associazioni aggiornino sempre i libri sociali (libro dei soci, libro dei verbali dell’assemblea dei soci e del consiglio direttivo).

Perché è da questi libri che si capisce:

  • se nell’associazione sono applicati i principi di democraticità, di uguaglianza e di partecipazione dei soci;
  • se l’associazione realizza veramente le finalità sociali rivolte ai soci previste dal proprio statuto.

In secondo luogo, in caso di prevalenza commerciale, l’associazione dovrebbe:

  • modificare il proprio calendario di attività avendo cura di aumentare significativamente quelle rivolte ai soci (previste dallo statuto sociale);
  • mantenere traccia documentale delle attività svolte (verbali, volantini, manifesti, ecc.).

Un’ultima nota, prima di chiudere. La riforma del Terzo Settore ha introdotto delle novità di rilievo relative alla perdita della qualifica di ente non commerciale.

Ne parlerò in un  prossimo articolo, analizzando il  Codice del Terzo Settore  e il  decreto correttivo  approvato il 2 agosto 2018.

Germana Pietrani Sgalla

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